giovedì 8 agosto 2019

iniziato iter per Patrimonio UNESCO de "La tragedia S. Marziale Martire" a ISCA sullo Jonio


A Isca la "Tragedia S. Marziale Martire"
Vicenda tra pathos e devozione. Sindaco: iter patrimonio Unesco
 Cinquanta personaggi tutti interpretati da attori amatoriali rintracciati tra i cittadini del posto. Un pathos ed una devozione che affiorano ad ogni frase recitata della "Tragedia di San Marziale Martire", opera scritta in endecasillabo sciolto circa 90 anni fa e donata alla comunità di Isca sullo Ionio che, a cadenza settennale, viene rappresentata dagli abitanti e che si conferma motivo di richiamo turistico, specie per i tanti migranti che aspettano questa data come un appuntamento fisso per tornare nel paese di origine e riempire le vie e la piazza del borgo antico.
    L'opera narra il processo e il martirio dei sette figli della nobile matrona quiritia, Santa Felicita con particolare riferimento all'ultimogenito Marziale, nel contesto dell'Antica Roma sotto l'impero di Marco Aurelio. Non solo, racconta poeticamente la devozione e la fermezza con cui quei giovani hanno amato Cristo fino all'effusione del loro sangue.
    "La Tragedia di San Marziale - ha sottolineato il sindaco Vincenzo Mirarchi - costituisce un patrimonio immateriale per la nostra comunità. Non manca molto perché diventi un'opera centenaria ed è per questo che abbiamo avviato l'iter per candidarla come patrimonio immateriale dell'Unesco". Si tratta di un dramma sacro in cinque atti composto da un professore di Catanzaro in lingua aulica che, di generazione in generazione, tutti gli iscani si sono trovati ad interpretare sotto diverse regie. Da anni, però, i registi sono Rodolfo Corigliano e Rosario Mirijello.


    "Sono molte le ipotesi - ha spiegato Mirijello - sul perché venga messa in scena ogni sette anni. Alcuni dicono perché sette erano i figli di Felicita, altri perché erano gli anni di Marziale quando fu ucciso". Sono 70 anni che la tragedia viene riproposta e tanti sono stati gli interpreti di Marziale Martire "perché - ha chiarito Corigliano - il piccolo, vista la cadenza settennale non può essere interpretato dallo stesso attore due volte, quest'anno, però, prima volta in 70 anni, Marziale, Domenico Anania, e Felicita, Ornella Lacroce, sono madre e figlio sia nella finzione che nella vita reale".
    Tutta Isca, il borgo e la marina, si è mobilitata per onorare il Patrono e Protettore San Marziale Martire, in particolare questa edizione è stata realizzata grazie all'intervento della Pro Loco. "Un supporto il nostro - ha detto il presidente Antonio Raynal - molto tecnico, specie quello di Elena Peruzzo, che si è dedicata anima e corpo a quello che per noi è l'evento per eccellenza, offrendo contributi alle scenografie e alla musica composta dal maestro Gianni Tirelli".
    Scenografie, quelle utilizzate sul palco molto essenziali perché grazie all'apporto di uno dei protagonisti, Giuseppe Mirijello, che ha interpretato Marco Aurelio, è stata coinvolta l'Accademia delle Belle Arti di Catanzaro con le scene attentamente studiate e realizzate da Alessia Minniti della scuola di Scenografia dell'Aba. I disegni scenografici sono stati poi inseriti nel led wall. Il video è stata l'unica scenografia da sfondo. 


mercoledì 7 agosto 2019

Sui monti tra Galatro e Giffone a CUBASINA i resti del Monastero di S.Elia


A Cubasina, tra resti monastero S.Elia
Pochi visitatori, alla ricerca di silenzio e contemplazione
 Cubasina ai più non dirà nulla. É una località sui monti tra Giffone e Galatro, nella Piana di Gioia Tauro. Un posto quasi isolato, difficile da raggiungere, dove sorgono i resti di un monastero intitolato a Sant'Elia e realizzato da monaci greco-bizantini fuggiti dalla distruzione di Taureana nell'XI secolo dopo Cristo. Una leggenda narra che fuggirono portandosi i resti di S.Elia lo Speleota. Nei mesi estivi è possibile ogni tanto incontrare visitatori che ancora conservano il valore della memoria e della storia.



    Gente alla ricerca del silenzio e della contemplazione. Se ne stanno quasi oranti dopo ore di cammino immaginando i fasti antichi e la santità del luogo, ormai abbandonato. É la Calabria delle bellezze nascoste o dimenticate, delle pietre oranti, che ancora costituiscono, come piccoli scrigni, luoghi della bellezza. Qui nel silenzio più assoluto c'è chi giura di sentire tra le vecchie e possenti mura i canti greci degli antichi monaci, in particolare in prossimità del crepuscolo.
    Ricchezze e storia, fede e cultura nei monti della Calabria dimenticata che continua errante una ricerca di sé. Nel convento di Cubasina visse per un periodo di tempo anche il monaco Baarlam di Seminara (1290-1348), maestro di latino e greco di Petrarca, matematico, filosofo, vescovo di Gerace, teologo e studioso della musica bizantina. Scrisse, anche, di aritmetica, musica e acustica. Fu uno dei più convinti fautori della riunificazione fra le Chiese d'Oriente e Occidente. La sua figura emerge nel bisogno della ricerca di Dio anche in questi mondi, distrutti dall'incuria dell'uomo moderno e dal consumismo nel quale si è ormai adagiato