lunedì 6 settembre 2021

E' nata la nuova Grappa allo zibibbo di Pizzo - qualità, originalità

La nuova sfida delle Cantine Benvenuto 



  1.  Un nuovo, entusiasmante step - in un territorio vergine per questo genere di produzioni - per il giovane vignaiolo calabrese non nuovo a sfide vincenti come dimostra la vinificazione dello zibibbo di Pizzo, presidio Slow food e prodotto certificato Igp, e che, inoltre, vanta il lancio sul mercato di altre novità come l'Orange wine e la birra di zibibbo Sole calabro.
  2.     L'originale acquavite, ottenuta esclusivamente da vinacce di uva zibibbo e prodotta in collaborazione con la distilleria Giovi di Messina, mantiene un carattere fortemente identitario ancorata com'è al metodo utilizzato grazie all'uso di un antico alambicco discontinuo in rame alimentato a legna. Il risultato ottenuto è un elegante distillato, trasparente e incolore al calice, dall'intenso bouquet tipico del vitigno da cui trae origine, con ricordi floreali di geranio cui seguono mature note fruttate. Al palato si presenta caldo e di buon equilibrio, persistente e contraddistinto da un retrogusto dolce-amaro.
  3.     La neonata grappa allo zibibbo di Pizzo consente a Cantine Benvenuto di fare il suo ingresso anche nel mercato dei superalcolici con un prodotto che ne rispecchia peculiarità e filosofia aziendale declinate nel recente passato in etichette che hanno saputo conquistare l'attenzione di addetti ai lavori e stampa internazionale: da ricordare la menzione del New York Times per lo zibibbo Igp celebrato come uno dei migliori bianchi d'Italia.
  4.     "La scelta di realizzare la prima grappa ottenuta da vinacce di zibibbo di Pizzo - afferma Giovanni Celeste Benvenuto - nasce dalla volontà di valorizzare ulteriormente lo straordinario patrimonio rappresentato da questo vitigno dalle caratteristiche uniche. Ma vuole essere - prosegue il giovane imprenditore calabrese - anche uno stimolo per il territorio e le sue realtà produttive, affinché si comprenda che, anche in Calabria, in un'area che di certo non è storicamente vocata alla produzione di grappa, è in realtà possibile dare vita a prodotti di straordinaria qualità e originalità che diventano così espressione di una terra che ha ancora tanto da offrire e da esprimere". 

   

lunedì 2 agosto 2021

Drosi e la Commedia dell'Ordine di Malta visto da Natino ALOI

 UN INTERESSANTE VOLUME di Giovanni RUSSO su DROSI

Un lavoro serio e ricco di richiami storico – culturali è stato dato alle stampe da Giovanni RUSSO. Uno studioso, RUSSO , la cui ampia produzione testimonia della serietà scientifica di un intellettuale che ha  la dedicato e dedica alla cultura i suoi i suoi interessi e la  sua attenzione.



Nella fattispecie , questo volume su DROSI costituisce una piacevole sorpresa per il lettore che incontra, tra le pagine del testo, vicende storiche imprevedibili, personaggi politici e religiosi di rilievo, che hanno in Drosi un luogo di grande significato nel senso dell’incontro con valori della nostra Civiltà.
Interessante la presenza data alla Chiesa, a tutti i livelli, in difesa dei diritti sociali attraverso la presenza di esemplari figure di sacerdoti.
Piacevole sorpresa è stata per me la “scoperta” di un mio parente Sacerdote, Don Francesco Pignataro, la cui attività, come quella di tanti altri suoi colleghi si è svolta con grande umanità e tanta cristiana umiltà nella Parrocchia di Drosi , dove da Parroco, è mancato. Un volume , in una parola, quello di Giovanni Russo che ci mette a contatto con un mondo che così ricco di Cultura e di Civiltà è presente nella nostra Calabria
Natino ALOI

lunedì 14 giugno 2021

IDENTITA' LINGUISTICHE CALABRESI nell'Area Grecanica

 Identità linguistiche calabresi,festival nell'area Grecanica

Dall'11 al 30 giugno scambi e incontri con Arbereshe e Occitani

Identità linguistiche calabresi in festival. Nasce nell'Area Grecanica della provincia di Reggio Calabria, un nuovo progetto culturale frutto della sinergia istituzionale tra i comuni di Bova Marina (ente promotore) e quelli di Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri, in provincia di Reggio Calabria e Guardia Piemontese (Cosenza).

    Il Festival, cofinanziato dal Fondo unico per la cultura 2020 della Regione Calabria-"Iniziative trasversali volte a rafforzare il legame tra cultura e identità" e inserito tra le attività del "Bicentenario dei Greci di Calabria", si svolgerà dall'11 al 30 giugno nei comuni di Bova Marina, Roghudi, Roccaforte del Greco e Condofuri con numerose iniziative a carattere culturale e artistico.

    L'obiettivo, spiegano i promotori, è quello di creare un evento regionale che possa diventare luogo di incontro e scambio tra le diverse identità linguistiche calabresi (Grecanica, Arbëreshë e Occitana) e promuovere le diverse espressioni identitarie mediante la cultura, l'arte, la lingua e le antiche tradizioni.

    "Si chiama Filica - è detto in una nota - e avrà la direzione artistica di Pasquale Casile e dell'attrice Angelica Pedatella, il programma di iniziative culturali ed artistiche volte a valorizzare le realtà linguistiche sottoposte a tutela e portatrici di identità culturali antiche e topicizzate, ma anche per non perderne memoria, per la loro conservazione presso le giovani generazioni e per la diffusione e la conoscenza a livello regionale e nazionale".



    Ad aprire la programmazione, venerdì 11 giugno alla biblioteca comunale di Bova Marina, il convegno tematico "Culture ed identità in Calabria" al quale prenderanno parte i rappresentanti delle tre identità linguistiche per far scoprire al pubblico storie e tradizioni di questo straordinario patrimonio immateriale. Seguiranno tre incontri letterari, il workshop con Salvatore Dieni sulla lingua grecanica, il workshop "I racconti del vocabolario" con Pasquale Casile, iniziative curate dall'associazione culturale "Leggendo tra le righe". Non mancheranno eventi di spettacolo con concerti di musica tradizionale ed etnica del gruppo occitano "Vent de Nótes", il gruppo Arbëreshë "Bashkim" etnofolk, il gruppo di musica grecanica "Kardhja", lo spettacolo di teatro e musica "Kuntastorie" messo in scena dall'associazione "The Dance" e quello di "Mamé" interpretato dalla compagnia BA17. Infine, ci saranno attività rivolte alla scoperta del territorio e delle tradizioni con un workshop sugli strumenti musicali antichi, uno "Show cooking delle tradizioni" per gustare attraverso le immagini le ricette gastronomiche dell'area grecanica e, in conclusione, un'escursione e visite guidate nella vallata dell'Amendolea e del borgo di Gallicianò.

    Il programma sarà realizzato grazie al supporto progettuale dell'associazione culturale arte e spettacolo "Calabria dietro le quinte APS" e alla collaborazione con il GAL area Grecanica, la Proloco di Bova Marina, dell'Università per la terza età e il tempo libero Ute-Tel-B e della Federazione Associazioni Arbëreshë. Gli eventi gratuiti in presenza (spettacoli, workshop, escursioni) saranno realizzati nel rispetto dei Dpcm vigenti per il contenimento del Covid19 con prenotazione obbligatoria inviando una e-mail filicafestival@gmail.com o un messaggio whatsapp. 

domenica 25 aprile 2021

L'ASPROMONTE PATRIMONIO in rete mondiale UNESCO

 Aspromonte Geopark, Calabria in Rete mondiale Unesco

Occasione per valorizzare patrimonio naturale e identitario area

L'Aspromonte e i suoi tesori naturalistici entrano a far parte dell'Unesco Global Geoparks, la Rete Mondiale dei Geoparchi Unesco. Si materializza così un'occasione unica per valorizzare il prezioso patrimonio (8 Geositi di rilevanza internazionale, 89 geositi censiti), le specificità culturali, identitarie e naturalistiche di un'area che ne esalta la straordinaria valenza geologica dell'Aspromonte, ponendolo all'attenzione mondiale.

   

Con la particolarità delle sue rocce, l'Aspromonte ha una storia geologica di estremo rilievo che ha permesso di avviare il percorso di candidatura all'Unesco nel 2017, promuovendo le peculiarità del massiccio che rivelano una storia antica, complessa e unica. L'ingresso nella Rete Mondiale dei Geoparchi Unesco consentirà al Geoparco Aspromonte di rendere possibile la valorizzazione del patrimonio geologico in stretta connessione con quello naturale e culturale, che può portare importanti ricadute in termini sociali ed economici sul territorio, anche e soprattutto in chiave turistica.


    "L'ingresso nella rete mondiale dei Geoparchi Unesco - ha dichiarato il presidente del Parco nazionale dell'Aspromonte, Leo Autelitano - è per noi motivo di orgoglio, ma soprattutto è incentivo a lavorare con sempre maggiore attenzione e maggiore slancio per ottenere risultati visibili sul territorio. La nostra candidatura è stata accolta - ha aggiunto Autelitano - grazie al lavoro incessante del team del progetto Geoparco, e al supporto fornito dalle altre istituzioni, le associazioni e tutto il popolo dell'Aspromonte. Da qui in avanti il nostro compito sarà quello di continuare a lavorare insieme, coinvolgendo tutti gli attori del territorio e tutto il popolo dell'Aspromonte nel percorso di valorizzazione costante dei geositi e dei loro significati, fatti di tradizioni, di cultura, di identità e di speranza. Sarà anche occasione per far divenire l'Aspromonte il luogo deputato per incontri di studio e approfondimento sulle scienze geologiche".

    Aspromonte Geopark, in definitiva, nasce con l'intento di salvaguardare e valorizzare uno dei più particolari patrimoni geologici del Mediterraneo centrale. Il suo territorio è caratterizzato da una grande diversità paesaggistica, da peculiarità geo-ambientali e dalla presenza di interessanti realtà storico-culturali radicate in un antico passato influenzato da diverse civiltà. Nel lungo percorso verso il riconoscimento internazionale, l'Aspromonte Geopark ha attivato numerose forme di animazione territoriale per informare sulla strategia del geoparco e agevolare il processo di sensibilizzazione, informazione, comunicazione e conoscenza, favorendo la costruzione di un'idea-azione condivisa di sviluppo ecosostenibile del territorio. 

   

lunedì 18 gennaio 2021

Nuovo fungo Ipogeo ritrovato in Calabria nell'area della Sibaritide in provincia di Cosenza

 Un interessante ritrovamento di un fungo in Calabria, precisamente, la specie è un Pyrenogaster pityophilus=Schenella pityophila; un bel ritrovamento avvenuto grazie ad un bravissimo Lagotto, una specie tanto particolare quanto rara. 





Sono pochissime, infatti, le segnalazioni italiane di questa specie. Difficile credere che si tratti di un fungo, sembra quasi qualcosa di artificiale. Un micete con le "borchie". Si tratta di un fungo ipogeo ( che cresce sotto terra), globoso con esterno bianco contenente una gleba composta da più di 150 peridroli a forma di corna o piramidi di colore nero, con l'apice appiccicoso. A maturazione queste "corna" si trasformano in un ammasso polveroso di spore. Lo si può trovare raramente in primavera in suoli sabbiosi. Questi esemplari sono stati rinvenuti in una pineta retrodunale della Sibaritide in provincia di Cosenza dal Micologo Antonio De Marco. 






Per altre curiosità sul mondo dei funghi vi consiglio di dare un'occhiata alla pagina https://www.facebook.com/AntonioDeMarcoMicologo 

giovedì 17 dicembre 2020

Il miglior vino rosso al mondo del 2020 è italiano

Il vino italiano premiato come miglior rosso al mondo 2020

La rivista britannica specializzata Decanter ha premitato un vino italiano come miglior rosso al mondo per il 2020

Ad aggiudicarsi il titolo di miglior vino rosso al mondo del 2020 è l'Amarone Classico Fieramonte Allegrini 2012 che ha conquistato la giuria di Decanter


A premiare l’italianissimo Fieramonte di Allegrini è Decanter che lo incorona il miglior vino rosso al mondo del 2020. Un primato tutto italiano quello del miglior vino rosso 2020, assegnato dalla rivista britannica Decanter, specializzata in enologia. Segnalato dal corrispondente italiano Aldo Fiordelli, il vino made in Italy si è esposto al severo giudizio di una giuria tecnica ottenendo un punteggio di 98/100.

Perché il Fieramonte Allegrini è il miglior vino rosso del 2020

A trionfare come miglior vino rosso del 2020 al mondo è la produzione italiana Fieramonte Allegrini con referenza 2012. L’Amarone della Valpolicella Classico Fieramonte del 2012 firmato Allegrini è stato considerato il miglior vino rosso al mondo da una giuria composta da esperti dal Master of Wine Andy Howard, il Master Sommelier Ronan Sayburn e dal responsabile acquisti di Direct Wines Beth Willard .

La bottiglia che ha decretato la vincita risale alla produzione 2012 e ha un significato particolare per la Griffe che ha creduto nel progetto, rilanciandosi nel 2011 dopo una pausa di 25 anni. Un ritorno in grande stile che viene premiato con un titolo importante come quello del “miglior vino rosso al mondo” da una delle riviste più rilevanti del settore.

L’Amarone Classico Riserva Fieramonte è particolarmente apprezzato per il gusto profondo e pieno che offre grande bevibilità. il segreto del successo è l’integrità del grappolo ottenuto da un vigneto posizionato a circa 4 00 metri di altitudine su una collina che viene accarezzata dal sole del mattino.

I vini italiani vengono apprezzati in tutto il mondo: oltre al titolo di Miglior Vino Rosso al Mondo ottenuto dall’Amarone Classico Fieramonte Allegrini, un secondo titolo importante è stato guadagnato da un’altra azienda vinicola collocata lungo la strada del Vino Veneta, che si aggiudicata con il Prosecco Follador il premio per il miglior prosecco al mondo del 2020, assegnato durante il campionato mondiale di Champagne e Spumanti.

Alla scoperta del vino Fieramonte Allegrini.

Con un’attesa di più di 25 anni torna trionfante la produzione Allegrini, rilanciata nel 2011 con un evento suggestivo in provincia di Verona dove tre mongolfiere hanno sorvolato i vigneti della Valpolicella.

La produzione è legata al vigneto di Fieramonte che appartiene alla famiglia Allegrini da moltissimi anni. Nel 1985 la produzione si è interrotta poiché molte viti si sono ammalate. La famiglia non si è persa d’animo e ha reinvestito ridando vita al vigneto nel 2011, ma sono stati necessari dieci anni d’attesa prima che le viti fossero fisiologicamente mature per la produzione.

martedì 8 dicembre 2020

SPIGOLATURE PER UNA STORIA DEL TORRONE DI POLISTENA di Giovanni Russo

 SPIGOLATURE PER UNA STORIA DEL TORRONE DI POLISTENA

(attraverso le fonti archivistiche)*

di Giovanni Russo

La voce “copeta”[1], forse da “cubbaita”, una forma di torrone arabo o dal latino “cupedia”, ci induce ad aprire una parentesi su alcuni dolci tipici locali, specie sul torrone che, da tempo immemorabile, rappresenta, assieme alle “zeppole”, alle “nacatole” e alle “nocelle”, alle susumelle, le pitte di San Martino, l’alimento più gustato e più richiesto delle festività natalizie polistenesi. 



Il torrone, infatti, prodotto con miele, zucchero e mandorla, rappresenta ancora oggi, per le pasticcerie locali, una sostanziosa fonte di guadagno. E’ prodotto artigianalmente e viene esportato, anche se in modeste quantità, all’estero. Ma quali sono le fonti archivistiche che ci confermano la lavorazione ed il consumo del torrone e della copeta nel corso del Sei-Settecento ? Eccone un breve escursus.

Attraverso la lettura della relazione del Tabulario Sabatino[2] del 1669, rileviamo subito una spesa di ducati 33 per “copeta di Natale”.

L’allevamento delle api nelle vigne del Palazzo dei Milano[3], nel 1735, fa presupporre l’estrazione del miele anche per uso di manipolazione e produzione di dolci.

Tra le spese che l’Università (o meglio il Comune) di Polistena sostenne[4] nel 1749 e negli anni successivi, figura la seguente: “Alli Cappuccini e PP. Paolini per la copeta di Natale e nocelli...3;

La copeta, infatti, che è simile al torrone, forse progenitrice dello stesso, ma composta di farina, miele, vino cotto e sesamo, è indicata tra i dolci natalizi. Potrebbe corrispondere, forse, al dolce che,

nell’attuale forma dialettale polistenese, si chiama “nzuda”[5], composto di farina, zucchero, strutto di maiale, lievito di ammoniaca e poche mandorle ? Al momento non lo sappiamo.

Nelle spese registrate[6] a Gennaio 1736, ma relative a movimenti  di Dicembre 1735, già troviamo un acquisto di rotoli 5,50 di copeta e “uno stoppello di nocelle” per un importo di ducati 1.10. Fin qui la copeta. Di seguito, le registrazioni per il torrone.

Negli esiti del 22 Dicembre 1780 della Platea del Convento dei Paolotti di Polistena[7], troviamo che furono spesi carlini sedici e  grana nove “per torrone rot.a sette convenienza a’ Religiosi” e grana trenta quattro “per un rotolo e mezzo di copeta”.

Stessa cosa negli esiti[8] del 18 Dicembre 1781: “Per sette rot.a  di torrone e strina alli medemi Religiosi....01.- 69; per due rot.a di  copeta...00.-40; per un quarto di nucille...==.-50”. Ancora il 27 Dicembre 1782: “Per sei rot.a di torrone e due di copeta, carlini 02.- 30”.

Altro documento che evidenzia come il torrone prodotto a  Polistena era richiesto anche dai centri viciniori è un “Libro di introito  ed esito del Convento di S.Elia di Galatro”[9]. Nell’esito di Dicembre  1782 rileviamo che “di torrone a Polistina” furono spesi carlini sei.

Anche dalla Platea delle Clarisse[10] di Polistena rileviamo le  seguenti annotazioni:

- 22 Dic. 1803 : Pagati a dì detto torrone rot.a due .......- -. - 51;

- 06 Dic. 1805 : Torrone rot.a cinque e torroncini fini 02.-62.6;

- 17 Dic. 1805 : Più rot.a quattro di torroncini p. il monastero 02.-40;

- 21 Dic. 1806 : Per torrone e nocelle per la serva 00.-37; torrone e nocelle per le monache 03.-30;

- 26 Dic. 1807 : Più a di detto alla serva per torrone 03;

- 21 Dic. 1808 : Per torrone un rotolo e mezzo 01.-35;

- 17 Dic. 1810 : Per due rot.a di mandoli, ed ovi pd ovi p. fare li dolci nel vicino Natale 01.-50”.

Come abbiamo visto, nelle registrazioni, il mese di Dicembre è sempre costante, il che conferma chiaramente come sia la copeta, sia il torrone, sia le nocelle venivano consumati solo nel periodo natalizio.

Che i torroncini fossero davvero eccellenti, lo si può evincere anche da uno stralcio di lettera[11] che il Principe d’Ardore e Marchese di Polistena indirizzava a Napoli alla Principessa Maria

Giulia Cattaneo, sua moglie, il 15 dicembre del 1818, nella quale  annunciava l’invio, anche di torroncini: “ora che termino la presente, mi si dice, che la barca partirà venerdì, dunque p. mezzo di essa sper'in Dio inviarti altri fichi, ed altr'olio, e certi dolci, e torroncini eccellenti”.

Degli speziali manuali che producevano torrone, copeta e dolci vari abbiamo notizia di un tale Palermo[12], del 1790, di tali Francescantonio Lanzo[13] e Cardona[14] del 1819.

Se il Palermo e Lanzo vanno considerati polistenesi, non sappiamo se il Cardona possa essere considerato anche polistenese o se uno dei tanti “ferari” provenienti da altra località, in occasione della fiera della Candelora.

Ad onor del vero, va indicato altro ulteriore “Cardona” per l’anno 1874. In tale epoca, infatti, dalla famiglia del marchese Rodinò[15]venne mandato un corriere a Jatrinoli, da un tale Cardona, “per le scatole di torrone”.

Non mancheranno, fin dagli inizi del Novecento a Polistena, rinomate fabbriche di torrone, premiate in diverse esposizioni nazionali: quelle dei Riolo ed Andriello specialiste, articolarmente, del “gianduiotto”.

Dagli anni ’50 a tutt'oggi, numerose aziende artigianali perpetuano  la produzione a forte connotazione artigianale che meriterebbe una più accurata diffusione e valorizzazione proprio perché rappresenta una fonte economica e culturale della società polistenese.

Ma di questo ci occuperemo, nello specifico, in altra sede.


 (*) Queste spigolature sono estratte, in parte, dal saggio di G. RUSSO: L’alimentazione alla corte dei Milano di Polistena,

in INCONTRI MERIDIONALI: Rivista quadrimestrale di storia e cultura, Soveria Mannelli, Rubbettino, n.2/3 - 1994, pp. 239-308.

[1] F. PITARO, La copeta, in Calabria Sconosciuta, a. IX, n. 36 (Ott.-Dic. 1986), pp. 29-30.

[2] La relazione di cui sopra si trova in G. VERRINI, Per la revindica del territorio di

Polistena aggregato a Casalnuovo. Polistena 1932, p. 46.

[3] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 5, Libro maestro segnato di lettera B.,

Api nelle vigne del Palazzo di Polistina, a cura di M. Bitonti e A. Scarfò, c. 63.

[4] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 10, Giornale di lettera B, 1735, f. 636.

[5] F. LARUFFA, Dizionario calabrese italiano. Roma 1986, p. 128.

[6] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 1, Giornale..., Gennaio 1736.

[7] A.S.D.M., Paolotti, Esito di q.to Con.to di Polistina 1780, c.3.

[8] Ibidem, c. 13.

[9] A.S.D.M., II-b-8, Libro dell’Introito e dell’Esito del Convento S. Elia di Galatro

cominciato in tempo della guardiania del P. Antonio da Oppido, cappuccino, 1779-

1784.

[10] A.S.D.M., II-j-9, Conto in danaro d’Introito ed Esito, che dona il Rev. Can.co

D. Rosario Pronestino quale P.re ed Amm.re del V.ble Monastero di S. Chiara di

q.ta Città di Polistina alla R.ma Curia di Mileto...1797-1811.

[11] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 226, Copia Lettere 1818-1819.

[12] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 785, Nota di m.ro Vincenzo Caracciolo

con lettera del 29 dic.1790. In detta lettera, tra l’altro, leggiamo: “p. l’affare del

turrone e del zucchero una come che in quest’anno quel Espeziale Palermo...”.

[13] Ibidem.

[14] B.C.P., Fondo Arch. Milano, Alleg. n. 95, Dolci presi nella fiera della

Candelora.

[15] B.C.P., Fondo Arch. Rodinò, R.A. 1874, 16 Dic.