lunedì 18 gennaio 2021

Nuovo fungo Ipogeo ritrovato in Calabria nell'area della Sibaritide in provincia di Cosenza

 Un interessante ritrovamento di un fungo in Calabria, precisamente, la specie è un Pyrenogaster pityophilus=Schenella pityophila; un bel ritrovamento avvenuto grazie ad un bravissimo Lagotto, una specie tanto particolare quanto rara. 





Sono pochissime, infatti, le segnalazioni italiane di questa specie. Difficile credere che si tratti di un fungo, sembra quasi qualcosa di artificiale. Un micete con le "borchie". Si tratta di un fungo ipogeo ( che cresce sotto terra), globoso con esterno bianco contenente una gleba composta da più di 150 peridroli a forma di corna o piramidi di colore nero, con l'apice appiccicoso. A maturazione queste "corna" si trasformano in un ammasso polveroso di spore. Lo si può trovare raramente in primavera in suoli sabbiosi. Questi esemplari sono stati rinvenuti in una pineta retrodunale della Sibaritide in provincia di Cosenza dal Micologo Antonio De Marco. 






Per altre curiosità sul mondo dei funghi vi consiglio di dare un'occhiata alla pagina https://www.facebook.com/AntonioDeMarcoMicologo 

giovedì 17 dicembre 2020

Il miglior vino rosso al mondo del 2020 è italiano

Il vino italiano premiato come miglior rosso al mondo 2020

La rivista britannica specializzata Decanter ha premitato un vino italiano come miglior rosso al mondo per il 2020

Ad aggiudicarsi il titolo di miglior vino rosso al mondo del 2020 è l'Amarone Classico Fieramonte Allegrini 2012 che ha conquistato la giuria di Decanter


A premiare l’italianissimo Fieramonte di Allegrini è Decanter che lo incorona il miglior vino rosso al mondo del 2020. Un primato tutto italiano quello del miglior vino rosso 2020, assegnato dalla rivista britannica Decanter, specializzata in enologia. Segnalato dal corrispondente italiano Aldo Fiordelli, il vino made in Italy si è esposto al severo giudizio di una giuria tecnica ottenendo un punteggio di 98/100.

Perché il Fieramonte Allegrini è il miglior vino rosso del 2020

A trionfare come miglior vino rosso del 2020 al mondo è la produzione italiana Fieramonte Allegrini con referenza 2012. L’Amarone della Valpolicella Classico Fieramonte del 2012 firmato Allegrini è stato considerato il miglior vino rosso al mondo da una giuria composta da esperti dal Master of Wine Andy Howard, il Master Sommelier Ronan Sayburn e dal responsabile acquisti di Direct Wines Beth Willard .

La bottiglia che ha decretato la vincita risale alla produzione 2012 e ha un significato particolare per la Griffe che ha creduto nel progetto, rilanciandosi nel 2011 dopo una pausa di 25 anni. Un ritorno in grande stile che viene premiato con un titolo importante come quello del “miglior vino rosso al mondo” da una delle riviste più rilevanti del settore.

L’Amarone Classico Riserva Fieramonte è particolarmente apprezzato per il gusto profondo e pieno che offre grande bevibilità. il segreto del successo è l’integrità del grappolo ottenuto da un vigneto posizionato a circa 4 00 metri di altitudine su una collina che viene accarezzata dal sole del mattino.

I vini italiani vengono apprezzati in tutto il mondo: oltre al titolo di Miglior Vino Rosso al Mondo ottenuto dall’Amarone Classico Fieramonte Allegrini, un secondo titolo importante è stato guadagnato da un’altra azienda vinicola collocata lungo la strada del Vino Veneta, che si aggiudicata con il Prosecco Follador il premio per il miglior prosecco al mondo del 2020, assegnato durante il campionato mondiale di Champagne e Spumanti.

Alla scoperta del vino Fieramonte Allegrini.

Con un’attesa di più di 25 anni torna trionfante la produzione Allegrini, rilanciata nel 2011 con un evento suggestivo in provincia di Verona dove tre mongolfiere hanno sorvolato i vigneti della Valpolicella.

La produzione è legata al vigneto di Fieramonte che appartiene alla famiglia Allegrini da moltissimi anni. Nel 1985 la produzione si è interrotta poiché molte viti si sono ammalate. La famiglia non si è persa d’animo e ha reinvestito ridando vita al vigneto nel 2011, ma sono stati necessari dieci anni d’attesa prima che le viti fossero fisiologicamente mature per la produzione.

martedì 8 dicembre 2020

SPIGOLATURE PER UNA STORIA DEL TORRONE DI POLISTENA di Giovanni Russo

 SPIGOLATURE PER UNA STORIA DEL TORRONE DI POLISTENA

(attraverso le fonti archivistiche)*

di Giovanni Russo

La voce “copeta”[1], forse da “cubbaita”, una forma di torrone arabo o dal latino “cupedia”, ci induce ad aprire una parentesi su alcuni dolci tipici locali, specie sul torrone che, da tempo immemorabile, rappresenta, assieme alle “zeppole”, alle “nacatole” e alle “nocelle”, alle susumelle, le pitte di San Martino, l’alimento più gustato e più richiesto delle festività natalizie polistenesi. 



Il torrone, infatti, prodotto con miele, zucchero e mandorla, rappresenta ancora oggi, per le pasticcerie locali, una sostanziosa fonte di guadagno. E’ prodotto artigianalmente e viene esportato, anche se in modeste quantità, all’estero. Ma quali sono le fonti archivistiche che ci confermano la lavorazione ed il consumo del torrone e della copeta nel corso del Sei-Settecento ? Eccone un breve escursus.

Attraverso la lettura della relazione del Tabulario Sabatino[2] del 1669, rileviamo subito una spesa di ducati 33 per “copeta di Natale”.

L’allevamento delle api nelle vigne del Palazzo dei Milano[3], nel 1735, fa presupporre l’estrazione del miele anche per uso di manipolazione e produzione di dolci.

Tra le spese che l’Università (o meglio il Comune) di Polistena sostenne[4] nel 1749 e negli anni successivi, figura la seguente: “Alli Cappuccini e PP. Paolini per la copeta di Natale e nocelli...3;

La copeta, infatti, che è simile al torrone, forse progenitrice dello stesso, ma composta di farina, miele, vino cotto e sesamo, è indicata tra i dolci natalizi. Potrebbe corrispondere, forse, al dolce che,

nell’attuale forma dialettale polistenese, si chiama “nzuda”[5], composto di farina, zucchero, strutto di maiale, lievito di ammoniaca e poche mandorle ? Al momento non lo sappiamo.

Nelle spese registrate[6] a Gennaio 1736, ma relative a movimenti  di Dicembre 1735, già troviamo un acquisto di rotoli 5,50 di copeta e “uno stoppello di nocelle” per un importo di ducati 1.10. Fin qui la copeta. Di seguito, le registrazioni per il torrone.

Negli esiti del 22 Dicembre 1780 della Platea del Convento dei Paolotti di Polistena[7], troviamo che furono spesi carlini sedici e  grana nove “per torrone rot.a sette convenienza a’ Religiosi” e grana trenta quattro “per un rotolo e mezzo di copeta”.

Stessa cosa negli esiti[8] del 18 Dicembre 1781: “Per sette rot.a  di torrone e strina alli medemi Religiosi....01.- 69; per due rot.a di  copeta...00.-40; per un quarto di nucille...==.-50”. Ancora il 27 Dicembre 1782: “Per sei rot.a di torrone e due di copeta, carlini 02.- 30”.

Altro documento che evidenzia come il torrone prodotto a  Polistena era richiesto anche dai centri viciniori è un “Libro di introito  ed esito del Convento di S.Elia di Galatro”[9]. Nell’esito di Dicembre  1782 rileviamo che “di torrone a Polistina” furono spesi carlini sei.

Anche dalla Platea delle Clarisse[10] di Polistena rileviamo le  seguenti annotazioni:

- 22 Dic. 1803 : Pagati a dì detto torrone rot.a due .......- -. - 51;

- 06 Dic. 1805 : Torrone rot.a cinque e torroncini fini 02.-62.6;

- 17 Dic. 1805 : Più rot.a quattro di torroncini p. il monastero 02.-40;

- 21 Dic. 1806 : Per torrone e nocelle per la serva 00.-37; torrone e nocelle per le monache 03.-30;

- 26 Dic. 1807 : Più a di detto alla serva per torrone 03;

- 21 Dic. 1808 : Per torrone un rotolo e mezzo 01.-35;

- 17 Dic. 1810 : Per due rot.a di mandoli, ed ovi pd ovi p. fare li dolci nel vicino Natale 01.-50”.

Come abbiamo visto, nelle registrazioni, il mese di Dicembre è sempre costante, il che conferma chiaramente come sia la copeta, sia il torrone, sia le nocelle venivano consumati solo nel periodo natalizio.

Che i torroncini fossero davvero eccellenti, lo si può evincere anche da uno stralcio di lettera[11] che il Principe d’Ardore e Marchese di Polistena indirizzava a Napoli alla Principessa Maria

Giulia Cattaneo, sua moglie, il 15 dicembre del 1818, nella quale  annunciava l’invio, anche di torroncini: “ora che termino la presente, mi si dice, che la barca partirà venerdì, dunque p. mezzo di essa sper'in Dio inviarti altri fichi, ed altr'olio, e certi dolci, e torroncini eccellenti”.

Degli speziali manuali che producevano torrone, copeta e dolci vari abbiamo notizia di un tale Palermo[12], del 1790, di tali Francescantonio Lanzo[13] e Cardona[14] del 1819.

Se il Palermo e Lanzo vanno considerati polistenesi, non sappiamo se il Cardona possa essere considerato anche polistenese o se uno dei tanti “ferari” provenienti da altra località, in occasione della fiera della Candelora.

Ad onor del vero, va indicato altro ulteriore “Cardona” per l’anno 1874. In tale epoca, infatti, dalla famiglia del marchese Rodinò[15]venne mandato un corriere a Jatrinoli, da un tale Cardona, “per le scatole di torrone”.

Non mancheranno, fin dagli inizi del Novecento a Polistena, rinomate fabbriche di torrone, premiate in diverse esposizioni nazionali: quelle dei Riolo ed Andriello specialiste, articolarmente, del “gianduiotto”.

Dagli anni ’50 a tutt'oggi, numerose aziende artigianali perpetuano  la produzione a forte connotazione artigianale che meriterebbe una più accurata diffusione e valorizzazione proprio perché rappresenta una fonte economica e culturale della società polistenese.

Ma di questo ci occuperemo, nello specifico, in altra sede.


 (*) Queste spigolature sono estratte, in parte, dal saggio di G. RUSSO: L’alimentazione alla corte dei Milano di Polistena,

in INCONTRI MERIDIONALI: Rivista quadrimestrale di storia e cultura, Soveria Mannelli, Rubbettino, n.2/3 - 1994, pp. 239-308.

[1] F. PITARO, La copeta, in Calabria Sconosciuta, a. IX, n. 36 (Ott.-Dic. 1986), pp. 29-30.

[2] La relazione di cui sopra si trova in G. VERRINI, Per la revindica del territorio di

Polistena aggregato a Casalnuovo. Polistena 1932, p. 46.

[3] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 5, Libro maestro segnato di lettera B.,

Api nelle vigne del Palazzo di Polistina, a cura di M. Bitonti e A. Scarfò, c. 63.

[4] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 10, Giornale di lettera B, 1735, f. 636.

[5] F. LARUFFA, Dizionario calabrese italiano. Roma 1986, p. 128.

[6] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 1, Giornale..., Gennaio 1736.

[7] A.S.D.M., Paolotti, Esito di q.to Con.to di Polistina 1780, c.3.

[8] Ibidem, c. 13.

[9] A.S.D.M., II-b-8, Libro dell’Introito e dell’Esito del Convento S. Elia di Galatro

cominciato in tempo della guardiania del P. Antonio da Oppido, cappuccino, 1779-

1784.

[10] A.S.D.M., II-j-9, Conto in danaro d’Introito ed Esito, che dona il Rev. Can.co

D. Rosario Pronestino quale P.re ed Amm.re del V.ble Monastero di S. Chiara di

q.ta Città di Polistina alla R.ma Curia di Mileto...1797-1811.

[11] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 226, Copia Lettere 1818-1819.

[12] B.C.P., Fondo Arch. Milano, n. provv. 785, Nota di m.ro Vincenzo Caracciolo

con lettera del 29 dic.1790. In detta lettera, tra l’altro, leggiamo: “p. l’affare del

turrone e del zucchero una come che in quest’anno quel Espeziale Palermo...”.

[13] Ibidem.

[14] B.C.P., Fondo Arch. Milano, Alleg. n. 95, Dolci presi nella fiera della

Candelora.

[15] B.C.P., Fondo Arch. Rodinò, R.A. 1874, 16 Dic.

mercoledì 18 novembre 2020

"Inverno" del Calabrese Giulio Mastromauro tra i più premiati 2020 spera nomination Oscar

 Il corto Inverno spera nomination Oscar,intanto festival Usa. Mastromauro tra più premiati 2020 è a Chicago e Los Angeles




 "Inverno" di Giulio Mastromauro, (titolo internazionale "Timo's winter"), il cortometraggio prodotto dalla calabrese Indaco Film,  Zen Movie, Wave Cinema e Diero Film, già premiato con il David di Donatello potrebbe arrivare fino alle nomination Oscar per i corti. L'opera racconta la scoperta del dolore nell'infanzia e commuove attraverso un intimo spaccato di vita di una famiglia di giostrai e di Timo, il piccolo protagonista il cui sguardo carico di malinconia dice più di mille parole.

Il cortometraggio del giovane regista pugliese, fino ad oggi ha conquistato 70 selezioni ufficiali e oltre 30 riconoscimenti nel mondo, risultando il lavoro italiano più premiato del 2020.È stato inoltre presentato in 80 Paesi - grazie all'evento "Fare Cinema" promosso dal Ministero degli Affari Esteri - e segnalato dall'Accademia dei César ne "Les Nuits en Or" tra i 26 migliori corti al mondo nel 2020. Ed arrivano anche dagli Stati Uniti le prime recensioni entusiastiche per "Timo's Winter", alias "Inverno". C'è chi tra i magazine del settore ne parla come un "film meraviglioso, girato con delicatezza e interpretato in modo toccante", oppure "un film magico che merita di arrivare fino agli Oscar". In questa settimana il lavoro di Mastromauro è protagonista oltreoceano di due importanti eventi internazionali del circuito Oscar, il 37/mo Chicago International Children's Film Festival - il più antico e uno dei soli due festival Oscar Qualifying al mondo dedicati ai ragazzi - e il 17/mo Hollyshorts Film Festival di Los Angeles.

    "Ho raccontato la mia storia - ha spiegato Mastromauro - con il desiderio che potesse diventare di altri, ma non avrei mai immaginato facesse il giro del mondo". Il regista che nella pellicola ha inserito tratti autobiografici ha sottolineato come 'questa è una piccola magia del film che mi rende orgoglioso e grato. In questo momento vorrei condividere il successo con tutti coloro che mi hanno supportato, in particolare con la comunità dei giostrai e dei circensi cui sono legato da affetto e riconoscenza e che sta attraversando un momento di grande difficoltà".

mercoledì 4 novembre 2020

L'Artista FRA ad Altomonte (CS) realizza una tela di 567mq. ed entra nel Guinnes dei Primati

 Doodle dream, opera di FRA! entra nel Guinness dei Primati. Ad Altomonte l'artista realizza il disegno più grande del mondo.


 Una tela di 567 mq, grande come la piazza centrale del borgo calabrese di Altomonte (Cs), piena di "scarabocchi", tratti grafici e rappresentazioni contemporanee essenziali disegnati semplicemente attraverso un grosso pennarello nero, senza possibilità di errore: è l'ambizioso progetto "Doodle Dream", creato da Francesco Caporale noto come FRA!, esponente di spicco della doodle art italiana, in collaborazione con Xiaomi, leader mondiale nella tecnologia, oggi premiato dal Guinness World Records nella categoria "Disegno più grande del mondo realizzato a mano da una sola persona".



    L'artista, nato e cresciuto ad Altomonte, lo scorso 29 ottobre ha realizzato in 5 giorni di lavoro il sogno di questo enorme disegno facendosi "aiutare" da un'immagine, una foto o un disegno ispirazionale che tanti utenti appassionati hanno caricato su Doodle Dream.it, una speciale piattaforma creata appositamente da Xiaomi. L'artista ha poi rielaborato i contributi selezionati inglobandoli nella sua opera.

    "Il sogno è l'ingrediente perfetto su cui si fonda l'arte.

    Visioni oniriche fuori dal tempo e dallo spazio che si concedono alla libera interpretazione del nostro inconscio e della nostra sensibilità. Ecco cos'è per me la doodle art: improvvisazione e libertà. E con DoodleDream abbiamo sottolineato un ulteriore valore fondamentale per la società contemporanea: quello della collettività", ha dicharato FRA!.

    Il grandioso disegno, dopo la premiazione del 3 novembre, verrà ufficialmente donato da Xiaomi e FRA! al comune di Altomonte. L'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di vendere parti della tela dell'artista per raccogliere fondi che sostengano un'opera utile alla collettività.



lunedì 2 novembre 2020

In Calabria 12 mila bottiglie di Vino Novello 2020

 Vino: è arrivato novello Calabria, prodotte 12 mila bottiglie

Coldiretti: appuntamento con tradizione anche in tempi pandemia

E' scoccata anche in Calabria ai tempi del Covid l'ora del vino novello. Sono 12 mila le bottiglie che arriveranno sulle tavole della regione, in diminuzione rispetto allo scorso anno.

    Il vino giovane per antonomasia frutto della vendemmia 2020 si conferma anche nella stagione produttiva che sancisce il primato mondiale italiano e la vittoria nella sfida delle vigne con la Francia. Un primato ridimensionato in parte negli effetti dalle misure anti pandemia che vedono bar e ristoranti chiusi alle 18. Malgrado la limitazione dei brindisi nei locali pubblici l'auspicio di Coldiretti Calabria è che di potrà celebrare questo appuntamento tradizionale nelle case da tanti cittadini-consumatori che potranno accompagnare il novello con i prodotti dell'autunno, in particolare funghi e castagne oltre che con salumi e formaggi.


    Il permesso di stappare la nuova produzione di novello è scattato oggi a livello nazionale e costituisce il prologo ai prestigiosi vini calabresi che si stanno affermando sempre di più sul mercato, e che quest'anno registrano un'altra buona annata in qualità. "Il novello - precisano gli esperti della Coldiretti - è il vino che sancisce da sempre l'avvio delle visite nelle cantine e delle iniziative di promozione del mondo delle vigne e delle bottiglie Made in Italy ma che quest'anno rischia di essere pesantemente penalizzato dall'emergenza coronavirus con l'ultimo Dpcm che vieta sagre e fiere, rassegne e incontri e limita l'attività della ristorazione".

    Il "déblocage" tricolore arriva in anticipo di tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 19 novembre 2020. "Leggero e con bouquet aromatico il 'vino da bere giovane' - fa sapere ancora la Coldiretti - deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12. La produzione calabrese si basa da sempre su uve di qualità Doc e Igt registrando negli anni un'espansione. Attualmente il novello si è ritagliata una stabile nicchia di consumo e i vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello vengono oggi spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi, ma che non presentano problemi di durata. La tradizione vuole che l'apertura del novello si festeggi a San Martino, l'11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono la stagione dei raccolti e fanno il bilancio di un anno di lavoro.

venerdì 23 ottobre 2020

In Calabria la produzione dell'Olio -40% ottima la qualità

  In Calabria la prima raccolta delle olive e la molitura sono partite ma, secondo le prime previsioni e stime, la produzione di olio extravergine d'oliva complessivamente nella nostra regione registra un calo di oltre il 40% causato principalmente dalle anomalie climatiche. A dirlo è Salvatore Oliva presidente dell'Associazione Olivicola Asso.pr.oli, promossa da Coldiretti.
    L'olivicoltura in Calabria si sviluppa sul 24% della superficie agricola utilizzata, con oltre 84mila aziende ad indirizzo specializzato, una superficie investita in olivo di oltre 189mila ettari, circa 25milioni di piante e oltre 100 varietà di olive, un tesoro di biodiversità, con quasi il 50% biologico e un forte impiego di manodopera, nella intera filiera.
    "Con le prime moliture i risultati, per quanto riguarda la qualità dell'olio - riporta un comunicato di Coldiretti - risultano soddisfacenti e si può assaporare un olio fruttato, fragrante e di ottima qualità". I tecnici dell'Associazione olivicola Asso.pr.oli stimano la produzione della campagna 2020-21, tra 25-30mila tonnellate, mentre nell'annata precedente si era attestata sulle 45mila. "L'allegagione- spiega Oliva - una fase del ciclo vitale dell'olivo, che si registra nella prima metà di giugno, in cui avviene l'inizio della trasformazione dei fiori in frutti è stata mediamente discreta anche se la fase estiva, con il caldo, ha fatto si che le drupe non si siano ingrossate tanto, sebbene poi si è recuperato in termini di pezzatura con le prime piogge. Nell'ultimo arco temporale la pioggia e il vento forte, in particolare nella sibaritide e nel crotonese, hanno causato una cascola delle olive che ha inciso ulteriormente sulla quantità. Se andiamo a veder per zone si registra un -40/45% in meno sulla fascia jonica con punte del 50%nel lametino. Nelle zone interne del cosentino, si ha un 30% in meno mentre nella zona di produzione del tirreno reggino, i volumi di produzione sono buoni e in linea con le migliori annate".

    Rassicurazioni giungono dai tecnici di Asso.pro.li sulla Xyella. "Ad oggi la Calabria è indenne, ma - precisano - occorre non sottovalutare nulla e monitorare attentamente e costantemente la situazione mettendo in atto le buone pratiche agronomiche e la prevenzione.
   "Il nostro impegno - sottolinea Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria - è di potenziare e migliorare la filiera che coinvolge nella regione 692 frantoi il 15% del totale italiano, con tre D.O.P. e una I.G.P.. Ad incidere negativamente sulle imprese olivicole è stato anche il crollo dei prezzi pagati ai produttori, scesi a valori minimi. Un trend causato dalla presenza sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio 'vecchio' spagnolo, spesso pronto a essere spacciato come italiano a causa della mancanza di trasparenza sul prodotto in commercio, nonostante sia obbligatorio indicare l'origine per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182/2009. Ma i pericoli - avverte il presidente di Coldiretti -arrivano anche a livello internazionale dalla diffusione di sistemi di etichettatura fuorviante, discriminatori ed incompleti, che finiscono per mettere il bollino rosso ed escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole".